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Varzi.
IL BORGO ANTICO:
I portici e la via del Mercato sono
stati il primo nucleo del paese costruito tra il 1300
e il 1500 per fornire ricovero alle
carovane e ai muli carichi di mercanzie,
provenienti dalla Liguria e diretti alla
pianura lungo la "Via del Sale".
Ci sono tre ordini di portici : il primo
livello sono quelli della via del
mercato, i
portici della fascia media sono quelli
della
sottostante via della Maiolica. I portici del terzo livello
sono i più
belli di Varzi: quelli della contrada di
Porta Nuova. Tutto qui
è
rimasto
originale: la pavimentazione, la pietra,
le travature.

LA
TORRE MALASPINA: costruita nel XIII
secolo, con i suoi 29 metri di altezza
domina l'intero paese. Nelle occasioni di
apertura, si possono salire i 41 gradini esterni e
gli 89 interni, questi ultimi scolpiti
nell'intercapedine delle mura, spesse
fino a 170 cm., e godere di uno
stupendo panorama. Nel
1460 venticinque donne e alcuni uomini
furono rinchiusi e messi al rogo per ché
accusati di stregonerie e pratiche sacri
leghe; da qui il soprannome con cui
ancor oggi
è
conosciuta: Torre delle Streghe.
LA
TORRE DI PORTA SOPRANA (o dell'orologio):
è
contemporanea e "gemella" di quella di
Porta Sottana (1275), ma si distingue da
questa per la cella campanaria aggiunta
nel XIX secolo. Oltrepassata la porta,
dal tipico arco a ogiva, si raggiunge la
chiesa dei Bianchi, dal colore della
cappa indossata dai Confratelli del Confalone che la fondarono nel
1646. Poco distante si trova la chiesa dei
Rossi. La cappa rossa apparteneva invece
alla Confraternita della SS. Trinità,
che fondò il tempio nel 1636.
LA CHIESA DEI
CAPPUCCINI: edificio tra i più pregevoli del varzese, è uno
splendido tempio romanico, prima
pieve della Valle Staffora. E' in
realtà intitolata dal 1623 alla
Madonna della Neve. Costruita tra
il 1100 e il 1300 su i resti di
un'altra
chiesa,
in stile
romanico, ha
una caratteristica,
suggestiva facciata nella quale si
alternano elementi in arenaria ed altri
in mattoni.
L’interno è a tre navate, separate da
colonne e pilastri.
Fortunago
Il nome
rivela le origini celtiche del luogo (VI-III
secolo a.c.): Fortunacus ha desinenza
-aco
significherebbe "casa presso l'acqua".
Infatti vi è qui una fonte di acqua
perenne.
Successivamente passò ai Romani e, nell'alto Medioevo fu capoluogo di un
vasto marchesato, passato nel 1548 ai
marchesi Malaspina, successivamente ai
Dal Ver me per ritornare nel 1546 ancora
ai Malaspina. Il comune
è
attraversato dal torrente Ardivestra, ed
è attorniate da
vigneti, frutteti e boschi. Fortunago
è situato sopra uno sperone montuoso e
immerso nel verde: le
abitazioni, restaurate e conservate nel
loro tipico aspetto antico in sassi,
sono arroccate sul pendio di un colle,
disposizione tipica del borgo medioevale con la chiesa ed il palazzo comunale che
dominano dall’alto, e con un panorama
collinare unico nel suo aspetto.
Santa Margherita Staffora
E' un borgo che si trova nell'alta
valle del torrente Staffora, nel cui
comune vi sono le sue sorgenti.
La presenza nella zona di stanziamenti
fissi fin dall'e tà
romana è suffragata dai ritrovamenti
archeologici della Fornace Romana di
Massinigo e dei reperti di Casanova
Staffora. Federico Barbarossa diede S.
Margherita ai Malaspina
del ramo
dello Spino Fiorito
e la località venne a far parte del
feudo di Oramala. A S.Margherita i
marchesi fecero edificare un castello.
Nel 1275 il paese passò sotto la
giurisdizione del Marchesato di Varzi.
Illustre personaggio di S. Margherita
Staffora fu l'Abate Giuseppe Malaspina,
vissuto nel XVIII secolo, che scrisse,
tra le altre cose, un'opera dedicata
alla casata intitolata "Malaspineide".
La chiesa Parrocchiale è costruita
sulla
preesistente cappella del castello
Malaspina di cui si conservano ancora i
ruderi proprio accanto alla chiesa.
La fornace romana di Massinigo, è di
notevole interesse e valore. Era utilizzata per la
fabbricazione dei laterizi nel secolo I.
La struttura consiste in un forno romano
costituito da un canale scoperto e da
una camera di combustione. La fornace è
costruita in pietra calcarea e marne
nelle fondamenta, e mattoni ben cotti
nella struttura esterna.
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Zavattarello.
Il nome sembra che derivi dal
latino volgare savattarel lum,
letteralmente "luogo dove si
confezionano le savatte o ciabatte", per
indicare l'attività prevalente
nell'antico borgo, dove esistevano
numerose botteghe di ciabattini.
Il castello, che
sovrasta l'abitato, si erge su un colle
boscoso a 600 metri di altitudine e
dalla sua posizione dominante controlla
le due valli.
L'imponente castello,
che ha subito nei secoli
profonde trasformazioni, sovrasta il
borgo antico abbarbicato alla collina.
Il luogo fu espugnato nel 1415 dal Conte di Carmagnola, capitano di ventura
assoldato dai Visconti. Il castello
sorge in posizione chiave per il
controllo dell'alta e della bassa valle
del torrente Ardivestra; dal castello
sono visibili Rocca Susella, Stefanago e
Torre d'Alberi fino alla Val di Nizza.
Durante l'ultima guerra
mondiale, l'interno del castello fu
saccheggiato e dato alle fiamme dalle
truppe nazifasciste.
Oltre al suggestivo panorama sulle
alture circostanti, alle case in pietra
del centro e alle caratteristiche vie
del borgo, in parte ancora cintato dalle
antiche mura difensive, meritano
attenzione l'oratorio di San
Rocco di antica fondazione,
situato al centro del paese, e la
chiesa parrocchiale
d’epoca romanica intitolata a
San Paolo.
Sant'Alberto di Butrio
Su uno sperone solitario d'una
piccola valle di un affluente dello
Staffora a circa 700 mt. di altezza, si
trovano i resti dell'antica abbazia di
S. Alberto di Butrio
Nel 1020 un monaco eremita di nome
Alberto, che diventerà monaco
Benedettino, giunse sull'altura di Butrio. Si fermò inizialmente al riparo
di una grotta naturale e poi, con
l'aiuto del marchese Obizzone Malaspina,
costruì l'abbazia.
Con la presenza di altri monaci
benedettini l'abbazia e l'attiguo
convento si sviluppò sempre più nei
secoli successivi, richiamando folle di
pellegrini e fedeli. Sopratutto dopo che
Alberto vi morì in santità e vi fu
sepolto.
L'eremo raggiunse il suo massimo
splendore nei secoli XIII e XIV,
abbellito da affreschi e da pregiati
quadri. L'abbazia è costituita da tre
piccole chiese intercomunicanti tra
loro: Santa Maria (XI secolo), S.
Alberto e S. Antonio.
La tradizione vuole che lo stesso
Federico Barbarossa nel 1167 avesse
soggiornato per alcuni giorni a S.
Alberto, dimorando nella piccola
torretta trapezoidale, dalla quale si
dominava tutto il paesaggio sottostante,
torretta della quale rimangono ora solo
pochi resti e che vi mori e fu sepolto
Edoardo II principe del Galles e re d'Inghilterra
nel periodo attorno al 1300.
In epoca più recente acquistò una certa
fama un frate, chiamato Frate Ave Maria
che visse in questo luogo per circa
quarant’anni dal 1923 al 1964 conducendo
una vita straordinaria per santita’,
preghiera e penitenza.
Da bambino perdette la vista per una
fucilata sparatagli al volto. Ventenne
fu accolto da Don Orione nei suoi
istituti e inviato dopo due anni qui
all’eremo, dove crebbe in fama di santita’ e dove tanta gente accorreva
per udirlo e per vederlo.
Ora la sua salma riposa in una piccola
cripta dell’Eremo ed è meta di
pellegrini e di devoti che amano
pregarlo e raccomandarsi a lui.
Attualmente è in attesa la sua
beatificazione.
Torricella Verzate
Borgo
vitivinicolo tra i
migliori, Torricella
è anche "luogo
storico"; a solo un
miglio da Casteggio
(la romana
Clastidium)
Il nome Torricella
sembra che possa
corrispondere ad una
località Isella
(= isoletta, in latino)
nota dal medioevo (il
nome sarebbe da
interpretarsi come
Turris Isella, cioè
Torre Isoletta),
per via della forma
della collina su cui
sorge il paese, che
sembra appunto
un'isoletta in mezzo a
una valle.
E' certo che il suo nome
compare come
Turricella nel XIII
secolo.
Tuttavia i primi
riferimenti si trovano
in atti del sec. X.
Circa nel 972 d.C.
Sotto l'imperatore
Ottone I di Sassonia, il
territorio fu donato al
Papa, unitamente al
feudo di Montalto
(Pavese).
Nella frazione
Verzate sorgeva una
casa dei Templari
(Santa Maria del
Verzario), che con
gli altri beni del
Tempio, dopo la
soppressione
dell'Ordine, fu
assegnata agli
Ospitalieri di san
Giovanni, cui rimase
fino all'epoca
napoleonica.
Sembra che gli stessi
Templari abbiano
partecipato allo
sviluppo di Torricella.
Lungo la strada romea
pedemontana esisteva
appunto l’antica
commenda di Santa Maria
del Verzario, sul
torrente Rile di Verzate,
che appartenne ai
Cavalieri Templari. La
posizione era adatta a
controllare il transito
lungo la via Romea
(l'attuale via Emilia),
sul ponte del torrente
Verzate, e a proteggere
questo grande asse di
pellegrinaggio.
La località di
Torricella, verso il
1350, fu munita di una
torre di avvistamento e
di un vero e p roprio
sistema difensivo
fortificato. Oggi, vi
è situato il Santuario,
sviluppo della
preesistente Chiesa di
Santa Maria. Il
Santuario (della
Passione) fu iniziato
nel 1764 e terminato
dopo 6 anni. Assai
caratteristiche sono le
14 stazioni (o
Cappellette) della via
Crucis, che si snodano
dal centro del Borgo
sino al Santuario.
Secondo la leggenda,
sarebbe stata portata
dalla Terrasanta
la terra con cui sono
fatti gli scalini che
conducono alle
quattordici tappe della
Via crucis .
Torricella e Verzate,
dominio pavese dal 1164,
appartennero alla
podesteria di
Montalto, feudo dei
Belcredi e ne fecero
parte fino al XVIII
secolo.
Successivamente le
famiglie Arcimboldi e
Mezzabarba si fecero
chiamare anche conti di
Torricella.
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