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Dante e il castello di Oramala
Dante Alighieri
fu ospite nel castello di Oramala, dopo
il suo passaggio in Lunigiana dai
Malaspina, in quel castello dove avevano
trovato dimora "donne soavi, cortesi
signori ed erranti trovatori di
Provenza" tra cui Gerardo di Borneilh e
Raimbault di Vaquerais
Barbablu e il castello dei Malaspina
Nel castello dei Malaspina a Santa
Margherita Staffora la leggenda racconta che uno
dei proprietari, emulo di Barbablù, si
sia liberato di alcune mogli buttandole
del pozzo.
La
leggenda del vino Buttafuoco
Si racconta che durante la guerra di
indipendenza del 1859, una divisione
austriaca di marinai fu inviata nei
pressi di Arena Po, con il compito di
traghettare i soldati tra una riva e
l'altra del Po. Furono poi dirottati
sotto il comando delle truppe di terra.
Non essendo entusiasti di questa nuova
destinazione, i marinai si nascosero in
una cantina tra le colline sopra
Stradella. Si ubriacarono di vino rosso.
Pochi mesi dopo la marina
austro-ungarica varò una nave chiamata
Buttafuoco. Il tipo di vino che i
marinai avevano bevuto prese il nome di
Buttafuoco.
La
leggenda del vino
Sangue di
Giuda
Il
suo nome è legato sia al colore rosso
rubino con riflessi violacei, sia a una
leggenda.
La
leggenda vuole che Giuda, passato a
peggior vita di quella trista condotta
sulla terra, si fosse amaramente pentito
dell’aver tradito Gesù. E Gesù, in segno
di perdono, lo avrebbe fatto
resuscitare. Giuda sarebbe ricomparso in
carne ed ossa in Oltrepò, precisamente a
Canneto Pavese. Riconosciutolo, i
cittadini del posto decisero di
ucciderlo, essendo il traditore di Gesù.
Giuda si salvò grazie a un dono che fece
ai viticoltori locali: risanò le loro
viti dalla malattia che a quel tempo le
aveva colpite. Per ringrazialo, i
viticoltori gli dedicarono il nome del
loro vino dolce rosso.
Il
casello di Stefanago
La
leggenda ha accompagnato il Castello di
Stefanago fin dal suo nascere. Come
racconta Defend ente
Sacchi (storico e scrittore Pavese) nel
romanzo La pianta
dei sospiri : "...per la mole e quantità
delle pietre (che pare
impossibile siano
state dalle mani degli uomini portate
lassù ) si favoleggia che quel castello
si ergesse in tre notti per opera
d'incanto…"
Il
fantasma nel castello di Oramala
Ogni 25 dicembre, a mezzanotte, pare si
accenda da sola la luce della
terza sala della torre. La luce rimane
accesa per alcune ore e poi si spegne.
Questo fenomeno sarebbe provocato da
strane presenze, e più precisamente
dagli spiriti del grande imperatore
Federico Barbarossa e dei marchesi
Malaspina che nel XII secolo erano i
proprietari del castello.
I resti del primo
Principe di Galles, Edoardo II re
d'Inghilterra, riposano realmente sotto
il sontuoso monumento dell’abbazia di
Gloucester fatto erigere dal figlio o
sono sepolti nell'antico cimitero dei
monaci di Sant’Alberto di Butrio?
Nell'abbazia di Sant'Alberto ci sono
solo due tombe : una dove riposa Alberto
il Santo
e l'altra dove compare una scritta “Qui
è la tomba dove fu sepolto Edoardo II re
d’Inghilterra, che sposò Isabella di
Francia e al quale successe il figlio
Edoardo III”.
La sepoltura d’un re dell’Inghilterra
medievale tra i monti del nostro
Appennino sembra strana anche perchè non
è riportata in nessun testo storico.
La storia ufficiale dice che, dopo
che fu costretto ad abdicare in favore
del figlio Edoardo III, Edoardo II fu rinchiuso nel
castello di Berkeley dove venne ucciso
il 21 settembre 1327. Questa la storia
ufficiale, quella non ufficiale racconta
che segretamente fu fatto fuggire e, per
parecchi anni, frequentò abbazie e
conventi facendo vita da penitente per
redimersi dai suoi peccati. Sembra che
sia vissuto per due anni in un convento
presso Acqui Terme, poi nel castello di
Cecima, nell'oltrepò ed infine a
sant'Alberto dove poi morì. |
Bertoldo di Codevilla
In età longobarda è ambientata la
curiosa leggenda del Bertoldo nostrano.
La leggenda vuole che l’arguto contadino
abitasse a Codevilla, e precisamente in
località Casa Bertuggia, prossima a
Mondondone e al territorio di
Retorbido. Nella sua casa si sarebbe
recato più volte il re Alboino, durante
i tre anni d’assedio di Pavia (569-572).
La leggenda sembra essere limitata ad
una diceria divenuta, nel tempo,
tradizione. Come, del resto, rientra
nella tradizione letteraria e non
storica il più illustre Bertoldo di
Giulio Cesare Croce, il cantastorie
bolognese che nel 1606 scrisse le
sottilissime astuzie di Bertoldo su
rifacimento del Dialogo di Salomone e Marcolfo.
Le fave
e le predizioni.
A Voghera e nell’Oltrepò Pavese si
cantava e si mimava il gioco de “La bela
vilana la pianta la fava...
facendo in questa guisa», L'origine
della danza risaliva ad una ritualità
contadina che si usava per propiziare un
buon raccolto. Le fave, che per prime
sbucavano dal terreno primaverile erano
il primo simbolo della resurrezione.
La fava, antico ingrediente anche per i
filtri
delle
fattucchiere è giunta attraverso i tempi
con la sua carica di virtù magica legata
al cuscino usato dalle donne lombarde
per predire fortuna o sfortuna e nozze
più o meno felici. Il meccanismo del
rito era il seguente: sotto il cuscino
delle donne si pongono tre fave dentro
un sacchetto, una intatta, una
semisbucciata, una sbucciata
interamente. Se al mattino successivo
veniva estratta per prima dal sacchetto
la fava sbucciata interamente ci
sarebbero state disgrazie o un marito
povero in caso di nozze.
Brallo di Pregola
Secondo la tradizione, da questo luogo
transi tarono
le truppe di Annibale dopo la battaglia
del Trebbia (218 a.C.), per poi
proseguire il loro cammino verso la
Liguria e l'Umbria. Da questo presunto
passaggio sono nate leggende e racconti
ricchi di fascino.
Una è
quella che Annibale si ferì ad una mano
e in memoria di tale evento il monte
dove si era ferito si chiamò Lesima dal
latino “lesa manu”. (l'attuale monte
Lesima)
Il
fantasma nel castello di
Zavattarello
Sembra cha
sia stato localizzato più volte
nell'ultima stanza dell'ultimo piano
della rocca il fantasma di Pietro Dal
Verme, il principale feudatario dei
Visconti dal Verme che viveva a Milano,
a San Giovanni sul Muro ma che spesso
veniva nel castello di Zavattarello.
Era stato avvelenato dalla moglie, una
Sforza, che si era vendicata per una
questione sentimentale.
I miracoli della grotta di San Ponzo
Ponzo, la cui dimora da
asceta è identificata nelle grotte che
si trovano nei pressi dell'omonimo
borgo, in val Staffora, era figlio di un
imperatore romano. Convertitosi al
Cristianesimo si sarebbe rifugiato in
queste grotte per sfuggire alle
persecuzioni. Scoperto dai pagani, venne
decapitato, e le sue spoglie, conservate
dai pochi seguaci, furono ritrovate nel
medioevo. E' stato poi santificato.
Ancora oggi la figura del santo è
oggetto di devozione da parte dei
locali.
La tradizione locale riferisce che si
sono verificate numerose guarigioni di
malattie renali. I "prodigi" sarebbero
avvenuti dopo un complesso rituale che
vede l'ammalato passare attraverso uno
stretto cunicolo per poi giacere per
qualche tempo a terra in una delle
grotte, come se fosse coricato. |