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La Grappa è il distillato
più antico e tradizionale del Nord
Italia. Si ottiene partendo dalla parte
solida dell’uva: la vinaccia.
In passato la distilleria
avveniva solamente a mezzo di un
alambicco itinerante, montato su ruote e
la Grappa veniva distillata dalle
vinacce vigna per vigna.
Nel 1933 fu sancito
l’obbligo all’imbottigliamento della
Grappa: non più damigiane alla rinfusa,
ma bottiglie e bottiglioni con regolare
etichetta e sigillo di Stato. Negli anni
’60, poi, la Grappa ebbe un boom
eccezionale, seguendo l’e sempio
dei distillatori di Cognac.
Nel 1973 inizia la nuova
era della Grappa con la prima grappa
“Cru Monovitigno” per cui vengono usati
i vitigni più rari e prestigiosi.
Al posto dei tradizionali
bottiglioni o bottiglie da litro, il
nuovo prodotto è confezionato in piccole
ampolle in vetro soffiato a “mano
volante” o bottiglie di stilisti, con
etichetta scritta a mano. Una vera
rivoluzione: la Grappa da cenerentola
diventa regina dei salotti.
Si è iniziata la ricerca
delle migliori “acquaviti di frutta”:
Per un produttore di Grappa il frutto
più congeniale è l’uva.
L’autorizzazione a
produrre l’”Acquavite d’Uva UE” è
arrivata nel 1984.
La produzione di
acquaviti avviene nel pieno rispetto
della tradizione e dei ritmi dell’artigianalità.
Con una distillazione
appropriata, a seconda delle varietà di
vinaccia, e l’eliminazione delle teste e
delle code del prodotto, si ottiene la
pura selezione del cuore della Grappa.
Occorre distillare la vinaccia sana,
perfetta, immediatamente dopo la
fermentazione, contemporaneamente alla
vendemmia. La distillazione delle
vinacce fresche è indispensabile per
ottenere una grappa pura, con profumi e
sapori del vitigno di origine.
I maestri distillatori
seguono le operazioni istante per
istante, estraendo goccia a goccia le
caratteristiche organolettiche della
vinaccia, dell’uva e della frutta
utilizzata.
I distillati di grande
qualità devono avere una temperatura fra
i 10° e i 14°, non devono mai essere
gelati. E’ importante iniziare con i
distillati a gradazione più bassa. Una
volta versato il distillato nel
bicchiere, va portato al naso, evitando
di agitarlo, e cercando di sentire la
sua parte più volatile. Solo allora si
può portare alla bocca un sorso di
distillato.
Esiste una gamma
vastissima di acquaviti, principalmente
di frutta ma anche di cereali, come il
whisky.
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La distillazione avviene
solo ed esclusivamente dagli acini della
migliore uva maturata sulle colline.
L’uva, raccolta rigorosamente a mano,
come nella migliore tradizione, viene
subito inviata alla pigiatura per essere
pressata per mezzo di soffici rulli di
gomma. Dopo la fermentazione si passa
alla distillazione, che avviene
sottovuoto e a bassa temperatura. Il
risultato è un’equilibrata
concentrazione di finissimi profumi e
sapori.
La gradazione alcolica
delle grappe raggiunge i canonici 40°.
Nell’Ottocento tipologia
e significato di questo prodotto erano
diversi. Come si sa, la grappa aveva una
funzione quasi esclusivamente
corroborante che via via con gli anni è
venuta meno lasciando spazio a un’opera
da degustare.
La materia prima – la
vinaccia – deve essere selezionata e
curata con amore.
Risaputo è che da una
buona vinaccia bagnata, ricca di mosto,
in ottimo stato di conservazione e
soprattutto freschissima si hanno buone
possibilità di giunge re a risultati di
valore. L’apparecchio distillatorio,
rigorosamente a bagnomaria e in rame e
il mastro distillatore, che nonostante
le tecnologie degli anni 2000 ricopre
ancora un ruolo cardine, fanno il resto.
Gli stranieri sono
attratti da tutto ciò che è firmato”Made
in Italy” – dalla moda alle macchine al
cibo, ai vini e alle Grappe – purchè si
tratti di prodotti di immagine e di alta
qualità.
Nello specifico, si riscontra
che all’estero, pur non conoscendo molto
bene la Grappa – il prodotto italiano
per eccellenza e il più gettonato fra i
fine pasto – si è decisamente attratti e
desiderosi di conoscerla, imparare a
degustarla, soffermandosi sulla sua
storia e sulle tradizioni che tramanda.
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