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Gli orti,
nelle pianure intorno a Pavia, esistono
sin dal Medioevo, quando rappresentavano
approvvigionamento di frutta e verdura
anche per i nobili. Invece, sui terreni
più ripidi dell'Oltrepò collinare, si
utilizzavano piccole porzioni di terreno
vicino alle abitazioni o il terreno tra
i filari di uva.
Anche il "bersò" o la "topia", pergolato
di pali a ridosso delle case, utilissimo
in estate per l'ombra, veniva sfruttato
per la coltivazione di uve da tavola o
di zucche.
Negli orti oltre alle verdure una
porzione era sempre riservata alle erbe
aromatiche ed officinali: il
basilico, il prezzemolo, la salvia, il
rosmarino e l'alloro, piante alle quali
venivano attribuite anche proprietà
curative e di magia.
Tra i filari, in collina, si coltivavano
ceci e fave,
piuttosto sconosciuti in pianura dove,
invece, imperavano i
fagioli.
Peperone
di Voghera. Carnoso, saporito, il
peperone di Voghera, rosso, verde o
giallo, viene usato nella preparazione
di risotti e di salsine che accompagnano
le carni bollite (bagnetto di peperoni).
Viene utilizzato anche per la peverada,
una sorta di peperonata.
Fino alla fine dell’Otto cento i peperoni
erano praticamente ignorati dalla
gastronomia ufficiale e relegati alle
mense popolari a causa della convinzione
che fossero poco digeribili.
A poco si imparò ad utilizzarlo
abbondantemente grazie alla sua
versatilità e alla capacità di conferire
gusto a qualsiasi piatto.
La cucina vogherese lo adotterà in toto
dal suo primo apparire : coltivato con
cura, cucinato e conservato secondo
ricette che fanno ormai parte integrante
della tradizione gastronomica
quando non ne costituiscono addirittura
tratti distintivi .

Gialli, verdi,
rossi: il gusto dei peperoni
cambia a seconda del loro colore. Quelli
verdi sono i peperoni raccolti prima
della piena maturità e per questo hanno
un gusto leggermente amaro, i rossi
hanno una polpa croccante, spessa e
zuccherina e un profumo fruttato mentre
i gialli sono succosi e
teneri.
Cipolla:
da secoli è famosa la
Dorata di Voghera,
mentre in Lomellina, da oltre dieci
secoli, si coltiva la
Rossa di Breme,
dal sapore più forte e pungente, eppure
sop rannominata affettuosamente dagli
abitanti "la dolcissima".

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Altro prodotto simbolo della zona di
Pavia, anche se non precisamente dell'oltrepò,
è l'Asparago di
Cilavegna.
Di origini
asiatiche, questo ortaggio, necessita di
terreni leggeri e sabbiosi come le
campagne intorno a Cilavegna, sulle rive
del Ticino, dove le stratificazioni
alluvionali consentono da oltre 500 anni
distese "aspargiate" che producono una
varietà di asparago di grande pregio e
qualità, di colore bianco, tenerissimo e
dal sapore raffinato.

Dalla piana del vogherese, fino alle
terre più alte della zona montana, la
patata (pom
da tèra) è stata, per lungo tempo,
alimento principe nell'alimentazione dei
contadini. Le patate rosse sono
coltivate ancora oggi , in piccole fasce
di terreno fino ai 1000 metri di
altitudine (sono ottime cotte sotto la
cenere).

Crescono invece spontanei, in riva al
Po, sotto bei fiori gialli che sembrano
piccoli girasoli, i "per da tèra", i
topinambur:
i bernoccoluti tuberi da mangiare
preferibilmente cotti.

Piuttosto frequente, sulle tavole
d'inverno, erano e sono le
rape
da
mangiare lessate, cotte al forno, o da
conservare in salamoia, e le
verze,
più buone dopo aver preso il gelo dei
mesi freddi: sode e croccanti si
consumano crude, in insalata con qualche
acciuga e l'aceto, o cotte nei modi più
svariati, accompagnando carni di maiale
o d'oca.

Giunta dall'America, la zucca
dalla polpa dura e gialla, ha trovato
diffusione in Lomellina, dove la varietà
migliore è la
Zucca di Dorno. |